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cultura

Chieti annovera diversi Musei di assoluto rilievo, Università e Biblioteche.

Il bellissimo Teatro Marrucino, il più antico d'Abruzzo, è poi uno dei fiori all'occhiello della città.

La storia e le radici antichissime di Chieti l'hanno arricchita tanto e di tutto.

Il Teatro Marrucino

Agli inizi del XIX secolo si iniziò ad avvertire a Chieti la crescente esigenza di spazi in grado di rispondere alle nuove necessità della messinscena, alla complessità della produzione lirica e drammatica in fase di fiorente sviluppo e, non ultimo, al crescente numero di appassionati. Il vecchio teatro, data la limitatezza dei posti a disposizione degli spettatori, non era più in grado di rispondere a tali esigenze, così il Decurionato di Chieti deliberà la costruzione di teatro nuovo che venne eretto sull’area della Chiesa di S. Ignazio, sconsacrata già da diversi anni.

La progettazione del nuovo teatro venne affidata all’architetto teramano Eugenio Michitelli e la costruzione iniziò nel marzo 1813 e si concluse nel 1817. Il nuovo teatro di Chieti, nel quale ancora oggi ha sede la Deputazione Teatrale Teatro Marrucino, venne intitolato San Ferdinando, in onore a Ferdinando I di Borbone, Re di Napoli e delle Due Sicilie e venne aperto l’11 gennaio 1818 con una sfarzosa festa da ballo e, con la Cenerentola di Rossini, messa in scena qualche giorno dopo, il nuovo teatro di Chieti cominciò la sua lunga attività.

Con la fine del regno e la nascita del Governo unitario, nel giugno del 1861 il teatro di Chieti prese il nome di Teatro Marrucino, in ricordo dell’antica popolazione italica che abitava la città preromana, l’antica Teate.

Il prestigio del Teatro Marrucino cresceva negli anni, tanto che dopo dieci anni dall’apertura del nuovo edificio, il Consiglio Comunale, nel 1872, incaricò l’ingegnere Luigi Daretti di Ancona di progettare nuovi interventi per eguagliare con il Teatro e i suoi fasti i grandi centri culturali d’Italia. I nuovi interventi realizzarono un quinto ordine di palchi (il loggione) e la scala d’accesso autonoma alla balconata. Il progetto presentato, tuttavia, impose anche un intervento per dare una nuova forma alla platea. Il compito venne affidato agli architetti Giovanni Vecchi ed Enrico Santuccione che resero la sala semicircolare.

Nel 1874 venne commissionata al prof. Luigi Samoggia la realizzazione di un progetto iconografico che rendesse il teatro ancora più prestigioso. Il soffitto della sala teatrale venne, pertanto, decorato con un grande rosone ligneo, ornato da una ghirlanda di fiori e diviso in otto settori, nei quali trovano collocazione altrettante figure femminili, raffiguranti le allegorie delle arti teatrali e della musica. Il rosone è inoltre, corredato di medaglioni circolari nei quali sono raffigurati, su fondo oro, i profili dei grandi maestri: Goldoni, Pergolesi, Shakespeare, Goethe, Paisiello, Alfieri, Rossini e Verdi.

Una volta conclusi i lavori di ampliamento e di decorazione della sala teatrale, nel 1875 il Teatro Marrucino venne arricchito con un sontuoso sipario, realizzato dal pittore napoletano Giovanni Ponticelli. 

Grazie alla sua prestigiosa struttura il Teatro Marrucino è divenuto negli anni il punto di riferimento per eventi e spettacoli che hanno segnato la storia culturale dell’intero territorio regionale. Le scene del Marrucino sono state calcate, infatti, dagli artisti più illustri del panorama culturale italiano a partire da Eleonora Duse, Emma ed Irma Gramatica, Cesco Baseggio, Nicola Rossi Lemeni, Nanda Primavera, per ricordarne solo alcuni, e videro la realizzazione di opere straordinarie tra le quali la prima abruzzese de “La Figlia di Iorio”, messa in scena nel 1904 da Gabriele D’Annunzio.

Sin dal 1818, anno della sua inaugurazione, il Teatro Marrucino ha sempre avuto un cartellone lirico tale da essere considerato punto di riferimento per tutto l’Abruzzo. Negli anni, infatti, sono state rappresentate ben 190 opere e sono state realizzate più di mille serate dedicate ad opere liriche. Grazie a questo impegno portato avanti con tanta efficienza nell’agosto 2001 il Teatro Marrucino venne riconosciuto Teatro Lirico d’Abruzzo con la Legge Regionale n°40/2000 della Regione Abruzzo e, nel 2003, acquisì anche il titolo di Teatro di Tradizione.

 

[fonte: https://www.teatromarrucino.eu/il-teatro-storia/]

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Museo archeologico nazionale

la civitella

Sorge sulla sommità dell’acropoli di Chieti, la parte più alta della città, da cui si vedono svettare le pendici settentrionali del massiccio della Majella. L’area è stata livellata a metà ‘800 per creare una piazza d’armi, poi convertita in campo sportivo. Durante gli ultimi due decenni del ‘900 è stata oggetto di scavo e questa lunga ricerca ha consentito di portare alla luce i resti di un santuario (II secolo a.C.) - che comprendeva tre templi - e la parte inferiore dell’anfiteatro (I secolo d.C.). L’edificio museale, progettato dall’architetto abruzzese Ettore de Lellis, è stato inaugurato il 18 novembre 2000 con lo scopo di permettere l’adeguata tutela, valorizzazione e fruizione dei templi, dell’anfiteatro e dei reperti recuperati durante gli scavi di questi ultimi, nonché dei manufatti provenienti dalla collezione dell’erudito Vincenzo Zecca, dall’Antiquarium Teatino e dalle indagini archeologiche di Chieti e dell’area marrucina. L’amplissimo arco cronologico coperto va dal Paleolitico al 1800. All’esterno il visitatore trova una struttura moderna che, pur sfruttando vasti spazi su più livelli, ha un impatto volutamente non monumentale, in cui si coglie una piacevole contaminazione tra antico e moderno. All’interno, il visitatore può scegliere tra tre diversi percorsi museali, denominati “L’inizio della storia urbana”, “Da Roma a ieri” e “La terra dei Marrucini”.Il Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo La Civitella rientra nel complesso archeologico gravitante intorno all'anfiteatro Romano, in un’area che dagli anni 50 e fino a qualche anno fa era occupata dal campo sportivo. il museo, con mezzi espositivi moderni ed innovativi, da la possibilità al visitatore di avere una visione completa di Chieti e del suo centro storico; inoltre esso è parte integrante e in stretto rapporto storico artistico archeologico e di complementarietà con il museo archeologico Nazionale d'Abruzzo Villa Frigerj.L'esposizione fa parte di un percorso Urbano che ha come scopo quello di recuperare, valorizzare ed illustrare la storia del sito, dell'intero territorio Marrucino e della attuale città di Chieti; nello stesso tempo offre un'area qualificata a livello museale.Innanzitutto è da precisare che la caratteristica e la bellezza del Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo La Civitella consistono nel fatto che è un museo di ambientazione e concezione moderne dove non vengono semplicemente conservati ed esposti i reperti, ma si mira a ricreare il contesto nei quali i reperti sono stati trovati.La struttura è stata costruita all'interno delle Mura dell'Antico agglomerato Urbano della Civitella: un'architettura moderna e funzionale volta essenzialmente a riaccendere l'interesse culturale del turismo e dalla rivalutazione di questa zona archeologica.
 

[fonti: sito web istituzionale del Museo Archeologico Nazionale la Civitella
Raffaele Bigi: Chieti. Citta dárte, di storia, di cultura e di musei. Ed. Carabba]

 

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Museo archeologico d'abruzzo villa frigerj

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La Villa, realizzata in puro stile neoclassico Lombardo intorno al 1823 dall'arch.  Enrico Riccio, fu commissionata da Ferrante Frigerj.

Sorgeva, come magione fuori porta, su un terreno agricolo di possedimento della famiglia Frigerj, giunta in Abruzzo con il capitano di ventura Giovanni Francesco al soldo di Carlo V.

L'edificio conserva, nonostante il lungo periodo richiesto per la costruzione, i caratteri neoclassici con cui fu concepito, esaltati dal tempietto che funge da coronamento ideale di tutta la struttura architettonica.

Le intenzioni di Ferrante erano quelle di creare uno splendido ambiente dove collocare arredi ed oggetti d'arte raccolti nei suoi lunghi viaggi.

All'interno si sono conservate le nicchie create per custodire le statue, e gli ambienti risultano scanditi da colonne doriche che incorniciano anche l'imponente scalone a forbice che da l'accesso al piano nobile.

Quando egli morì nel 1861 l'opera non era ancora stata terminata.

Il comune di Chieti acquistò dagli eredi tutta la proprietà, sacrificando purtroppo gli arredi che furono venduti per sopperire alle spese.

La possibilità di sfruttare i terreni intorno, per esercitazioni pratiche, suggerì l'utilizzo dell'edificio Come Istituto Agrario, cui succedette fino al 1949 l'Istituto Tecnico per Geometri.

Il Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo Villa Frigerj, fu fortemente voluto Da Valerio cianfarani, Soprintendente e appassionato studioso del Guerriero di Capestrano, che il 1ͦ febbraio 1953 fece cedere dal comune al demanio il pregevole edificio ottocentesco, di stile neoclassico;  l'inaugurazione del museo avvenne il 14 giugno 1959 alla presenza dell'allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Nei primi decenni dell'800 è stato creato, con successo, uno splendido parco pubblico in uno scenografico rapporto con la Maiella.

Nel centro della bellissima Villa Comunale di Chieti, situata nel cuore della città, si trova il Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo Villa Frigerj: lo si scorge da lontano, già da quando ci si incammina lungo il Viale dei Tigli.

Nel 1985 il museo di Villa frigerj è stato insignito dal Consiglio d'Europa del titolo di "Museo europeo dell'anno". oggi, nel suo genere, è ancora un museo di rilevante fascino non solo per la quantità e la qualità dei reperti custoditi, ma anche per la modernissima concezione museale e per i sistemi tecnologici avanzatissimi, dal controllo del clima alla sicurezza.

Nel museo di Villa Frigerj sono custoditi i maggiori reperti rinvenuti in tutto l'Abruzzo, dalla preistoria all'età tardo-antica; Esso Infatti documenta, al più alto livello, l'antica cultura del territorio abruzzese, dalla protostoria alla tarda età Imperiale.

Il Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo Villa Frigerj rientra nella categoria molto diffusa di un edificio storico trasformato in Spazio espositivo negli anni 50 quando, almeno in Italia, ai nuovi musei non erano destinati nuovi edifici.

 

Cosa espone

Il Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo Villa frigerj possiede ed espone la raccolta archeologica più importante della regione. suddivisa in 18 sale, si compone di vari settori: quello protostorico, quello delle antichità italiche è quello romano punto vi sono esposti i reperti restituiti dalle principali necropoli dell'Abruzzo preromano e dal santuario di Ercole Curino di Sulmona punto Oltre alle antichità italiche, vi sono sezioni dedicate alla scultura romana, alla numismatica e alla collezione Pansa.

 

Il Guerriero Italico o di Capestrano

Il Guerriero Italico, meglio conosciuto come il guerriero di Capestrano, è un nobile esempio di cultura medio-adriatica, caposaldo per lo studio delle più antiche civiltà della penisola. è una statua monolitica, in pietra, rinvenuta nelle campagne di Capestrano (AQ) nel 1934, assieme ad altri reperti tra cui un busto che, solo più tardi, è stato identificato di figura femminile.

La moglie, com'è stata simpaticamente chiamata, e' anche nota come la dama di Capestrano. Anch'essa, come il guerriero, e' del VI secolo a.C. e, sebbene sia priva della testa e delle parti inferiori del corpo e della mano destra, e', per la sua lavorazione, superiore alla statua del Guerriero Italico, anche per la raffinatezza e l'eleganza dell'abbigliamento che vi  si intravede.

 

[Fonte: Raffaele Bigi - Chieti. Città d'arte, di storia, di cultura e di musei. Ed. Carabba]

Vai al sito web ufficiale

Per saperne di più

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Museo barbella

L’attuale configurazione del Barbella si è raggiunta nei primi anni del 1970 a seguito di una convenzione tra il Comune di Chieti e la Provincia che ha riunito così il patrimonio artistico in possesso del Comune, quello di proprietà della Provincia e le sculture dello stesso artista. Il Museo d’Arte “Costantino Barbella” oggi custodisce opere di grande valore che vanno dal XIV sec. ai giorni nostri; l’allestimento è orientato secondo criteri di ordine cronologico.

Vi sono quindi sale dedicare agli affreschi e alle tavole medioevali e rinascimentali, dipinti del Seicento, del Settecento, dell’ottocento, in particolare dell’ottocento abruzzese: una sala dedicata a Costantino Barbella e due riservate all’arte contemporanea.

Ancora, vi sono anche due sale specifiche, una dedicata alle opere su carta (tra le quali è il manoscritto originale della Figlia di Jorio di Gabriele d’Annunzio) e l’altra alla collezione di maioliche di Castelli. A tutto ciò vanno aggiunte altre sale dove viene ospitata la recente collezione di arte del Novecento italiano e spagnolo, donata dai coniugi Paglione-Olivares, che raccoglie 101 opere di pittura e di scultura di autori famosi in tutto il mondo che vanno da De Chirico a Garcia Lopez, da Sassu a Guttuso, da Manzù a Campigli, da Ortega a Mirò.

Tra i dipinti del Seicento e del Settecento sono presenti le vedute di ruderi antichi appartenenti alla scuola napoletana, precisamente a Leonardo Coccorante, ed i paesaggi di Michele Pagano. La signora Maria Selecchy di Chieti nel 1962 donò al Comune di Chieti, in memoria del fratello Francesco Selecchy, i due quadri del Coccorante, oggetti artistici ed altre tele.

Nel Barbella vi è anche una interessante e piccola tela, attribuita al Barbalonga, con il Ritratto di Francesco Angeloni, copia ridotta del famoso Autoritratto del Domenichino, conservato nel Museo degli Uffizi; c’è anche un piccolo olio inedito, Trionfo floreale di Gaspare Lopez che ricorda molto Natura Morta: fiori, anguria e maiolica entro un paesaggio, esposto nel Museo Filangieri di Napoli. Vi sono anche opere di artisti teatini del Settecento, quali Donato Teodoro e Nicola De Laurentiis.

Non mancano opere pregevolissime dei pittori del XIX sec. del “gruppo della campagna romana” quali Filippo Anivitti, Enrico Coleman, Umberto Coromaldi, Alessandro Milesi, il napoletano Salvatore Postiglione, autore del ritratto della baronessa Guevara-Suardo, e di autori contemporanei quali Mario Ceroli, Fiorenzo Tornea, Ilario Rossi, Domenico Cantato re, Fausto Pirandello e quelle di Federico Spoltore ed altri.

La collezione d’Arte Contemporanea è costituita prevalentemente da opere provenienti dal Premio Nazionale di pittura “F.P. Michetti”, che si tiene a Francavilla al Mare dal 1947.

Da ammirare, sul soffitto di una delle grandi sale del Museo, uno splendido affresco di Giacinto Diano del 1796 raffigurante l’Apoteosi di Psiche.

Come già detto, nel Museo d’Arte sono esposte, oltre a quelle della Provincia di Chieti, anche opere dei maggiori artisti abruzzesi dell’ottocento tra cui quelle di Quintilio Michetti, fratello maggiore del più famoso Francesco Paolo (nati ambedue a Tocco da Casauria, allora appartenente alla provincia di Chieti), con Veduta di Chieti e La vallata del Pescara.

Entrambi i disegni sono stati eseguiti a matita su carta di piccole dimensioni (16,5 x 26 cm.): sono delicati ed incisivi e fanno emergere le capacità di Quintilio di riprodurre con chiaroscuri morbide luci dello sfondo e sfumature non usuali.

 

[Fonte: Raffele Bigi - Chieti. Città di Storia, di Cultura e di Musei. Ed. Carabba]

 

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Museo delle scienze biomediche

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Chieti si è recentemente arricchita di un altro museo, questa volta non archeologico, né storico-artistico, ma antropologico.

È nato, infatti, il Museo di Storia delle Scienze Biomediche nel pieno centro di Chieti, nelle strette vicinanze del polo archeologico. Il Museo è stato inaugurato nel 2005 dal Governatore della precedente amministrazione regionale, Giovanni Pace, dal Rettore dell’università Gabriele d’Annunzio di Chieti Franco Cuccurullo, e dall’allora Soprintendente Archeologico d’Abruzzo, Silvana Balbo De Caro.

Il Museo di Storia delle Scienze Biomediche è diretto dal prof. Luigi Capasso che si e occupato, tra I’altro, della mummia del Similaun datata 5.300 anni fa ritrovata sul

le montagne trentine e della perizia antropologica sui resti delle montagne trentine e della perizia antropolgica sui resti del banchiere Calvi, rinvenuto sotto il ponte dei Frati a Londra.

Il Museo si trova nel centro cittadino, ed è ospitato nell’ex Palazzo Enal, all’inizio del viale della Villa Comunale (viale IV Novembre), a duecento metri dal Museo Archeologico Nazionale di Villa Frigerj e a trecento circa dal Museo Archeologico Nazionale La Civitella.

Nella sua specificità esso contribuisce a caratterizzare l’Ateneo - ha evidenziato Franco Cuccurullo, Rettore dell’università di Chieti - costituendo un luogo della memoria e uno spazio espositivo dedicato agli aspetti biologici e medici che emergono dalla ricerca archeologica e paleontologica. Il nuovo Museo è una struttura in espansione con percorsi che illustrano al visitatore le tappe fondamentali attraverso le quali le malattie hanno influenzato, direzionandola, l’evoluzione della vita sulla terra, fino a giungere alla comparsa della medicina, cioè alla storia del dominio dell’uomo sulle malattie.

All’ingresso del Museo, a fare da guardia a tutto il complesso e a farsi vedere dai passanti, c’è una perfetta copia di Allosauro (dinosauro carnivoro) di 8,5 metri di lunghezza risalente al Giurassico Superiore - 135 milioni di anni fa - ritrovato a San Juan Co. Utah (USA). Inoltre, sono esposte uova di Allosauro, fossili originali di Trilobiti ed un calco di esemplare completo di Pterosauro (rettile volante del Giurassico datato da 195 a 135 milioni di anni fa, ritrovato in Germania).

Non mancano fossili di pesci, anfibi, granchi ed impronte lasciate sul fango dagli uomini di Cro-magnon, nella Grotta di Toirano (Liguria). All’interno del Museo, nella sezione dedicata all’Ursus Spelaeus (orso delle caverne), c’è la ricostruzione di un grosso orso ricavata da uno scheletro originale di Ursus Spelaeus, scomparso circa 10.000 anni fa con la fine delle glaciazioni e ritrovato nella Grotta Pocala di Trieste.

 

INFORMAZIONI GENERALI

Il Museo di Storia delle Scienze Biomediche era stato aperto inizialmente il 21/1/98 presso il Campus universitario in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico. Nel 2005, poi si è trasferito nell’attuale sede.

Il Museo è diviso in sei sezioni permanenti: “Le origine e l’evoluzione della vita”, “Le Origini dell’Uomo”, “Uomini, Orsi e Malattie”, “Storia delle malattie", “Mummie: un archivio biologico” ed infine “Storia del popolamento umano in Abruzzo".

 

LE ORIGINI E L’EVOLUZIONE DELLA VITA

Nella sezione inerente l’origine e l’evoluzione della vita viene illustrata al visitatore l’origine della vita sulla Terra e l’evoluzione delle principali forme viventi dai tempi più antichi fino all’epoca attuale.

Un pannello ed una vetrina iniziali sono dedicati al tema dei fossili e della fossilizzazione: in essi il visitatore può rendersi conto dei meccanismi attraverso i quali si formano i fossili e

può prendere visione dei vari tipi di fossili conosciuti, i quali rappresentano i materiali necessari a ricostruire la storia della vita sulla Terra.

L’origine della vita nei mari primordiali risale ad oltre due miliardi di anni fa, ma le primissime tappe dell’evoluzione molecolare organica che ha preceduto la comparsa dei primi organismi monocellulari non ha lasciato alcuna traccia sotto forma di fossili.

Questa lunghissima fase evolutiva, quindi, è esposta al visitatore senza l’ausilio di materiali diretti, ma attraverso un video (in parte sotto forma di animazione) che il Museo ha prodotto specificatamente allo scopo, anche con il contributo del Ministero dell’università. Il video, posto all’ingresso della Sezione, ha la durata di otto minuti ed espone in maniera sintetica l’origine della vita sulla Terra e le prime fasi dell’evoluzione.

Nelle vetrine sono raccolti fossili (sia calchi sia originali) esposti in sequenza cronologica, dai più antichi ai più recenti.

Una grande lastra con stromatoliti rappresenta un campione toccabile dal visitatore: si tratta dei più antichi organismi coloniali comparsi sulla Terra. L’esemplare posseduto dal nostro Museo è una colonia di alghe stromatolitiche (sostituite da ematite) vecchia di 1,7 miliardi di anni.

 

[Fonte: R. Bigi - Chieti. Città d'arte, di Storia. di Cultura e di Musei. Ed. Carabba]

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