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La Macchina del tempo

(The time machine)

 

I cambiamenti che il tempo ha portato alla città di Chieti immortalati in anctichi e moderni reperti fotografici messi a confronto, per mostrare anche alle attuali generazioni com'era la nostra città.

La chiesa di S. Maria del Tricalle

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di Marino Valentini

 

 

L’analisi delle trasformazioni subite nei secoli dagli edifici religiosi pagani consente di affermare che il riuso ne ha determinato la sopravvivenza.

La trasformazione di templi in chiese cristiane, praticata massicciamente dopo l’editto di Tessalonica, è certamente la principale motivazione della salvezza di molti edifici di culto pagano dell’impero romano. In particolare, il tempio di Efesto, successivamente convertito in chiesa cristiana dedicata alla memoria di San Giorgio o il Partenone dedicato alla dea Atena e poi consacrato alla Vergine Maria, assieme al Pantheon, emblema del politeismo romano che poi venne riconvertito in basilica cristiana e ad altri templi romani come il tempio imperiale di Antonino Pio e Faustina consacrato poi a San Lorenzo, rappresentano dei significativi esempi di preservazione di templi avvenuta proprio grazie al loro riuso in chiave cristiana.

Ma la consuetudine di ricorrere all’adattamento di edifici religiosi politeisti in luoghi di culto votati alla devozione cristiana si diffuse con qualche decennio di ritardo anche nelle province dell’impero, divenendo una prassi consolidata anche in città come la nostra Teate.

Esempio è il tempio pagano dedicato ad Ercole a Colle Gallo, sulle cui rovine il vescovo teatino Donato volle far costruire la Basilica di Santa Maria Madre di Dio, un edificio di culto che successivamente si concretizzerà nell'attuale cattedrale di San Giustino.

Ed ancora significativi sono i templi dedicati ai dioscuri della mitologia romana, i gemelli Castore e Polluce, riconvertiti nelle chiese dei SS Pietro e Paolo, santi gemellati dal martirologio romano (in altre città i templi dei Dioscuri sono stati dedicati a coppie di santi come i gemelli Cosma e Damiano), ma il tempio, a mio avviso più importante, è quello dedicato a Diana Trivia, al Tricalle, per i significati ch'esso racchiude. L'appellativo Trivia derivava dal fatto che in Grecia immagini della dea, là venerata con il nome di Artemide, erano collocate sui trivi, ossia sugli incroci delle strade, un po' quello che avvenne a diversi secoli di distanza, nel nostro Paese, con tantissime edicole mariane poste in corrispondenza degli incroci.

A proposito di Artemide, ad Efeso (attuale Turchia) c'era il tempio dedicato a questa dea, considerato una delle sette meraviglie del mondo allora conosciuto e proprio ad Efeso, con l'avvento del Cristianesimo, cominciò a diffondersi il culto mariano, dove in quella stessa città verrebbe rinvenuta la tomba della Vergine. Infatti una tradizione vuole che Maria, la madre di Gesù, avrebbe seguito ad Efeso Giovanni evangelista ed è lì che avrebbe passato i suoi ultimi anni.

Non è difficile rinvenire i caratteri comuni tra la principale dea adorata ad Efeso, cioè la dea Madre Artemide (la romana Diana) e la sacra figura materna venerata in epoca cristiana nella medesima città, al punto che il culto mariano avrebbe poi soppiantato quello della dea Diana e la Vergine Maria oscurato la precedente dea madre, venendo poi a fissarsi come dogmi sia la nascita verginale di Gesù sia la verginità perpetua di Maria (senza cioè altri figli e rimanendo vergine prima, durante e dopo il parto). Analogie tra le due divinità se solo pensiamo che Diana chiese a Giove di essere eternamente vergine, avendo fatto voto di perpetua castità.

Una decina d'anni fa Papa Ratzinger affermò che il parto verginale di Gesù e la sua resurrezione sono interventi diretti di Dio sulla materia, a cui tutto appartiene e Dio, possedendo tale potere, con il concepimento e la Risurrezione di Gesù Cristo ha inaugurato una nuova creazione. Questi caratteri li riscontriamo nella chiesa del Tricalle che, dall'iniziale Diana viene poi consacrata, nel periodo successivo al paganesimo, alla Vergine Maria che ha concepito e partorito verginalmente Gesù, ma notiamo anche un altro elemento, inusuale alle chiese teatine e abruzzesi, qual è quello della Resurrezione, raffigurata con la pianta ottagonale del tempio cristiano (in Abruzzo le riscontriamo solo a Giulianova e a Rocca Calascio).

Infatti il numero otto, nell'universo della cristianità, sta a significare che, dopo i sei giorni della creazione e dopo il settimo, il sabato, l'ottavo giorno annuncia l'Eternità, la Resurrezione di Cristo e quella dell'uomo. Un'altra considerazione va fatta sulla natura pagana del luogo e dell'edificio. Come già detto, anticamente il tempio era dedicato a Diana Trivia e tale appellativo, oltre a indicare l'incrocio tra tre vie, stava a identificare la triplice natura della medesima divinità, rappresentata in cielo come Luna, in terra come Diana (propriamente detta) e agli inferi come Proserpina.

Ebbene, le tre strade del "Tribus callis" conducevano una verso l'alto (il cielo) a Teate, una pianeggiante (la terra) verso il bosco adiacente e la terza (gli inferi) verso la valle dell'Aterno (Pescara), ma per carità, si tratta solo di una coincidenza! Un'ultima annotazione riguarda il fatto che la tradizione cristiana narra che ad Efeso "la santa Vergine riposava in silenzio nella sua cella e verso sera, quando si rese conto che la sua ora si avvicinava, la stessa volle prendere congedo dagli apostoli, dai discepoli e dalle donne presenti.

Aveva gli occhi rivolti al cielo e risplendenti di santa gioia ed ecco che la sua anima uscì dal corpo come una piccola purissima figura di luce con le braccia tese verso l’alto e salì verso il cielo condotta dal raggio di luce". L'avvenimento, noto come Assunzione di Maria Vergine, è stato posto come ricorrenza dalla religione cristiana il 15 agosto ed è curioso rilevare come nella tradizione pagana italica, le festività in onore della Dea Diana si celebravano nelle idi di agosto ed il culmine della solennità religiosa si aveva proprio il 15 agosto ed è probabile che anche nell'antica Teate i cittadini si spostassero in questo luogo a ferragosto per far festa ed innalzare al massimo degli onori la dea del Tricalle.

La Chiesa Cattedrale di Chieti - San Giustino

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di Cesare De Laurentiis

 

 

Durante i lavori di rifacimento della Cattedrale di San Giustino, Cesare De Laurentiis scrisse "La Chiesa Cattedrale di Chieti", pubblicata in tre puntate sul giornale locale e successivamente, nel 1899, lo scritto fu riunito in un piccolo opuscolo.

 

"Mentre si eseguono i lavori di demolizione del lato del palazzo di giustizia addossato al campanile della chiesa cattedrale di Chieti, parmi opportuno discorrere di questi due ultimi edifizii.

Questa chiesa, dedicata a S. Tommaso Apostolo, e a S. Giustino Vescovo e patrono della Città di Chieti, era uno dei più insigni monumenti sacri medioevali della regione abruzzese; e, secondo l’Ughelli, ampia et vetustate nobili».

In tempi diversi fu ricostruita e rinnovata; ma dal secolo XVII in poi, purtroppo perdette ogni traccia dello stile primitivo. Sono ignoti i nomi degli architetti, che ne diressero la costruzione, le ricostruzioni e i restauri. 

La chiesa è posta quasi nel centro della città, in loco patenti, come scrive l’Ughelli; ed è probabile che fosse edificata sulle rovine di un tempio pagano; o ne’ primordii del Cristianesimo fosse questo consacrato alla religione novella.

È opinione del Baroncini che l'antico tempio fosse dedicato ad Ercole ; giacché ai suoi tempi (fine del secolo XVI e principio del XVII) nella cattedrale conservavasi una piccola base di marmo pario, ivi rinvenuta, ed adibita a sostegno del fonte battesimale, la quale aveva all'intorno delle sculture raffiguranti: l’idra di Lerna, il cane trifauce, i serpenti, la cerva, il cinghiale Erimanto, ed il leone Nemeo.

Oltre a quest’ara, nella chiesa si scoprirono avanzi architettonici e qualche iscrizione funeraria del periodo imperiale romano.

Non sappiamo se la primitiva chiesa cristiana si limitasse al solo spazio occupato dalla cripta, o se si estendesse come è attualmente; né si conosce l’epoca della sua dedicazione ai due Santi; né se fosse danneggiato dalle orde di Alarico, o dal furore religioso dei longobardi nei primordi della loro occupazione di questi luoghi.

È certo che nell’ 801 ebbe la sorte medesima della città, che fu distrutta quasi per intero dall’esercito di Pipino, per la lunga resistenza a lui fatta.

I lavori di ricostruzione furono cominciati per ordine di Teodorico I, creato Vescovo Teatino nell’anno 840; e da una costituzione sinodale del medesimo del 7 maggio 812, XXIX anno d’impero Ludovico Pio, si rileva anche come egli richiamasse il clero regolare all’osservanza della vita comune, secondo l’antica consuetudine, e che a tal uopo riunisse la chiesa alla canonica.

Nel 7 novembre 1069 la chiesa fu novellamente consacrata".

La Villa Comunale

Per gentile concessione di Massimo Rabottini

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La villa pubblica di Chieti è stata realizzata per volere del Barone Ferrante Frigerj, suo proprietario, nel 1853, per essere completata alla fine di questo secolo. La storica area era il campo del quartiere Sant'Andrea, dal nome del convento dei Frati Zoccolanti oppure "Osservanti" (XV secolo), poi soppresso con le leggi napoleoniche e destinato ad ospedale militare della Caserma Bucciante, attualmente in disuso.

La villa è stata decorata infine con la monumentale fontana in ghisa comprata all'Esposizione Nazionale di Parigi nel 1891, situata dapprima in piazza San Giustino, e poi nel Parco. La Villa è una delle più grandi d'Abruzzo, occupa l'intero colle situato sotto il rione Sant'Andrea, delimitato da via Nicoletto Vernia, via Luigi di Savoia, via XXIV Maggio, via della Liberazione e infine viale IV Novembre, che attraversa nel cuore il parco, arrivando in piazza Giuseppe Mazzini, con la fontana monumentale.

La villa è composta da più livelli terrazzati, la parte più a monte, vicino al museo della Villa Frigerj, è composta da un giardino all'italiana da un lato ed una piccola foresta dall'altro; nel terrazzamento intermedio giardino all'italiana ed una fontana monumentale, a valle le passeggiate tra il verde ed i laghetti illuminati, con camminamenti e ponti di pietra, ed una piccola penisola per mini spettacoli circondati dall'acqua.

Il percorso parte dal piazzale Trento e Trieste o della chiesa della Trinità, dove ci sono i tre ingressi dell'ex Palazzo OND, cioè la sede del Museo universitario di scienze biomediche, il viale IV Novembre e infine l'accesso a villa Nolli, il Seminario pontificio regionale "San Pio X".

Al centro della villa, seguendo il viale IV Novembre, c'è il piazzale Mazzini con la fontana monumentale in ghisa, e gli archetti con panchine che fanno mostra di fronte all'ingresso principale. Lungo il viale si trova anche il Monumento ai Caduti della Guerra 1915-18, realizzato dallo scultore Pietro Canonica ed inaugurato il 19 giugno 1924. La villa è adiacente ad altre due grandi zone verdi, recintate, l'area dell'ex ospedale militare della Bucciante, e quella del Pontificio seminario regionale san Pio X.

Vi si trovano inoltre un parco giochi, un campo sportivo multiuso attualmente dimesso, un viale monumentale con la Casina dei Tigli, storica zona rinfreschi, e un complesso di busti di illustri personaggi teatini, come Giovanni Chiarini, altre due fontane in ghisa a imitazione di quella di Piazza Mazzini, e il complesso razionalista del 1937 del Villaggio del Fanciullo, storica sede preuniversitaria per gli studi, attualmente proprietà della Curia arcivescovile di Chieti, e necessitante di un urgente recupero .

La Villa comunale di Chieti è stata insignita del riconoscimento di "meraviglia italiana" dal Forum nazionale dei giovani, partner della Presidenza del Consiglio dei ministri, della European Youth Forum e dell'Agenzia nazionale per i giovani.

 

[Fonte: Wikipedia]

Frecciadx2

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